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Bandierai degli Uffizi in 40 anni di storia

Pagina creata da Erika Mariniello in Blog

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Quarant'anni di tradizioni, quarant'anni di emozioni, quarant'anni di esibizioni. Un numero che nella storia degli sbandieratori ufficiali della città di Firenze assume un grande significato. Il gruppo conosciuto in tutto il mondo, quest'anno soffia 40 candeline e in questa lunga storia ha ottenuto consensi in tutte le occasioni che li ha visti protagonisti, dalle celebrazioni del Columbus Day in America, all'apertura delle Olimpiadi e dei Campionati Europei di Calcio, fino agli eventi in mete più lontane come il Giappone e il Brasile. Il 2013 per gli Sbandieratori Ufficiali di Firenze è un anno speciale. Il gruppo dei Bandierai degli Uffizi è nato nel 1973 in occasione delle manifestazioni legate al Calcio Storico Fiorentino; i Bandierai si esibiscono, infatti, prima di ogni partita in piazza Santa Croce e durante tutte le feste tradizionali fiorentine, oltre ad essere presenti in altre numerose esibizioni in Italia e nel mondo. Una realtà, quella degli sbandieratori che ha radici molto lontane che si ritrovano nelle esercitazioni alle quali gli alfieri degli antichi eserciti si sottoponevano. Lo sbandieramento, infatti, si svolgeva in occasioni particolari per dare ancora più colore e allegria alle occasioni di festa. Le evoluzioni, spettacolari e suggestive, sono il risultato di un preciso e impegnativo allenamento, effettuato nell'assoluto rispetto delle antiche figurazioni della tradizione. La Velata, il Molinello, il Salto del Fiocco, lo Scambio dritto e incrociato, il Rovescio, il Passaggio sottogamba, intorno al collo e alla vita, l'Onda, sono le tipiche figurazioni tradizionali che si ritrovano negli esercizi dei bandierai. Tecniche perfezionate nel tempo con la passione e la costanza di chi non ha mai smesso di praticarle in questi 40 anni. Perché essere uno sbandieratore non vuol dire soltanto esibirsi nelle occasioni di festa, ma è soprattutto avere una grande passione e la voglia di dedicare molto tempo all'allenamento. Tre, quattro ore al giorno di lavoro per riuscire a imparare bene ogni movimento. Un impegno duro, una passione che assume un senso profondo per chi da diversi anni frequenta questo mondo, un amore condiviso che unisce gli atleti che si incontrano con costanza per allenarsi e vivono insieme i momenti emozionanti delle gare e delle esibizioni. Una realtà difficile da raccontare e da comprendere per chi non la vive tutti i giorni, ma che allo stesso tempo appassiona, incuriosisce e regala emozioni forti anche a chi è solo uno spettatore e non ha mai sperimentato tutto quello che c'è dietro a questa complessa disciplina. Erika Mariniello

 

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